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Roberto Colle

 La tana del drago

 Prefazione di Francesca Melfi

 N. 40 COLLANA CANTI

Editrice Totem

 

Prefazione

   

Secondo la tradizione orientale, il drago, a dispetto della sua apparenza piuttosto possente e feroce, risulta essere una creatura benefica e di buon augurio, nella cui tana sono nascoste quantità inimmaginabili di tesori.

La tana del drago, suggestiva immagine che dà il titolo a questa raccolta di poesie di Roberto Colle, è l’habitat sicuro e arroccato dello spirito poetico dell’Autore, una fortezza e allo stesso tempo una prigione di vetro, laddove i tesori celati vengono alla luce grazie ad un drago volante, casualmente  liberato dalla sua stessa tana e che, impaziente di vivere ciò che lo aspetta, si innalza in volo e sparisce all’orizzonte.

In questa raccolta, il filtro della dimenticanza lascia in Roberto Colle un sedimento che talvolta riesce a ricomporsi o ricompattarsi nell’amore e che non impedisce di ipotizzare, tuttavia, il futuro di un uomo nuovo che sappia varcare i limiti del frammento, che respiri una stagione matura, che viva amori primigeni e profondi intenerimenti, emozioni trasparenti di gioia non più neutra, amori smisurati, storie costruite sulle ali di un erotismo ermetico, che si aggrappi ai rami intricati della corporeità femminile.

Con emozione, il poeta ha digitato su un’anonima tastiera i suoi palpiti sensuali, le carezze proibite, i tabù infranti e i desideri ritenuti più scabrosi con una cadenza musicale dei fonemi rattenuta nella forma chiusa.

Un codice poetico, quello dell’Autore, caratterizzato da forti dualismi antitetici: da un lato cristallino ed impetuoso, dall’altro sfuggente e minimalista. In uno stile sorvegliatissimo di linguaggio e di immagini, Roberto Colle affida la sua poesia ora al registro dell’insofferenza ora a quello del dolore ora a quello della nostalgia, ma anche a quello del distacco, pacato o solo apparentemente tale.

Tutti alfabeti utili a riconquistare spazi, a colmare vuoti e assenze, a soccorrere imperfezioni e caducità di una narrazione inesorabile, persecutoria e soavemente allettante, dimidiata tra memorie di nostalgie e stati assoluti di dolcezza.

Roberto Colle attraverso un esercizio mentale libero, senza l’intromissione censoria della coscienza lascia esprimere l’inconscio. E qui l’onestà del poeta assume un ruolo di centrale importanza e deve rivelarsi innanzi tutto nei confronti del proprio mondo psichico, verso il quale è necessario gettare lo scandaglio del vero.

Talvolta l’Autore ha bisogno di un magma linguistico infuocato, denso, travolgente, nel quale echeggiano gridi e teorie, suggestioni erotiche e un trasparente automatismo psichico: un mezzo – a mio avviso – attraverso il quale comunica per scritto il processo reale del pensamento, libero da qualunque controllo della ragione, indipendente da preoccupazioni morali o estetiche da cui si può estrarre una terapia in una proposta etica e estetica che trova radici nella psicoanalisi esponendo un genere di psicologia surrealista attraverso la regione dell’intelletto dove l’essere umano non ha obbiettività della realtà se non che forma il tutto con essa.

Una carica erotica unica traspare dai suoi versi e descrive incontri amorosi ardenti di passione, i quali lo lasciano sempre più confuso nei pensieri e disordinato nelle emozioni.

È proprio questa la forza espressiva di Roberto Colle: la sua capacità di esprimere gli slanci e i desideri rivolti alla donna con potenza e struggimento. Egli brama le attenzioni e le cure di una donna eletta ad oggetto-soggetto delle sue fantasie, una donna che si lascia guardare, ammirare e sedurre tuttavia rimanendo imprendibile e inarrivabile. È una donna alla quale sono rivolte le immagini e i pensieri più sacri e profani dell’Autore, una donna che viene amata per ciò che rappresenta e ciò che in lui causa, ma allo stesso tempo temuta perché può in ogni momento gettarlo nella disperazione più totale qualora non si abbandonasse totalmente a lui, qualora lo lasciasse al suo destino di drago imprigionato nella sua stessa tana.

L’Autore ci mostra una donna investita di grande carica esistenziale, una musa che riesce a mutare il destino dell’uomo con un solo sguardo. È una donna con la quale Roberto Colle intrattiene un rapporto, oltre che fisicamente reale, sublimemente empatico: spesso afferma che quando si troverà al suo cospetto

 

non ci sarà bisogno di parlare

 

implicando un rapporto che si nutre della fisicità della donna ma che, principalmente, ha come suo fattore scatenante una connessione mentale e psicologica senza paragoni, la quale permette all’Autore di comunicare il suo trasporto trascendendo dalle parole e, come afferma in un’altra occasione, lasciando che la comunicazione sia sostenuta dalle proprie emozioni che si manifestano corporeamente

 

il nostro patto è non dirsi nulla

allora farò parlare i miei occhi

 

L’Autore ci trasporta in un mondo in cui il desiderio verso la propria amata viene espresso con lo sguardo, ammira la sua bellezza, brama abbracci e baci, giura fedeltà eterna e poi inevitabilmente si abbatte a causa di una imminente sensazione di abbandono, che sia reale o solo temuta.

L’oggetto del suo desiderio è tanto perfetta quanto irreale e sfuggente. La donna si fa desiderare, si fa annusare, si fa osservare in tutta la sua volubile nudità e rimane sempre ad un passo dall’uomo, venerata e adorata con un’intensità tempestosa che rende ogni verso a lei dedicato pieno di sensualità incantata e quasi distruttiva.

In quest’ottica di possesso e abbandono si snoda tutta l’opera poetica contenuta ne La tana del drago, il tremore alla sola vista della donna è diretta causa del silenzio che accompagna questi sublimi incontri di anime. L’Autore si sforza con tutto se stesso di esprimere ciò che ha dentro, tenta di convincere questa inarrivabile musa a lasciarsi scoprire, possedere, legare, le offre un futuro odoroso di devozione, un cammino dorato e sereno.

È un cuore trafitto quello che parla, è un uomo allo stremo delle forze, che tende la mano alla sua poesia affinché possa essergli d’aiuto nell’esternare e, idealmente, guarire da questa dipendenza affettiva, sessuale, psicologica.

La liberazione di questo drago, paradossalmente, coincide più di quanto si possa pensare, con una ben più dura prigionia: quella che lo rende schiavo di un rapporto altalenante caratterizzato da doni e rinunce. Egli tenta di raggiungere ciò che, allo sguardo e all’olfatto, lo fa trasalire, i sensi sono accesi ed egli tende tutto se stesso e tenta di stringere il pugno, ansioso e impaziente, attorno a questa creatura fonte di vita e morte.

Egli stringe a sé l’oggetto del desiderio ma lo fa con tale veemenza che non si accorge che è già fuggita via da lui: nell’incapacità di sentire la sua donna quando la possiede fisicamente, egli riconosce la sensazione di comunione tramite sfumature ed elusivi dettagli. La disarmante presa di coscienza arriva strisciante e definitiva: un sentimento così forte e potente è allo stesso tempo fragile ed evanescente. La passionalità del suo desiderio deve misurarsi affinché trovi la giusta strada e possa raggiungere colei che questo desiderio ha risvegliato. Allora tace, lasciando che i pensieri scivolino strategicamente fuori dalla sua mente e attraversino la distanza silenziosa che li divide.

Lo speciale legame fra l’uomo e la donna ne La tana del drago è basato proprio su questo equilibrio sottile e preciso di silenzi che rispondono a silenzi, a sguardi che rimandano indietro altri sguardi, a bocche che, serrate, parlano con mani che si chiudono.

I percorsi interiori dell’Autore si inseguono da una poesia all’altra con una tessitura di fili ora aperti, ora misteriosi, ora perfino decifrabili per coloro i quali amano una narrazione lineare e compiuta di volti diversi di donna, sempre la stessa, sempre diversa, sempre adorabile, sempre imprendibile.

Tra segni, simboli, sintomi e segnali; nomi, significati e tracce, la raccolta è un castello dalle invisibili fondamenta che getta ponti levatoi al drago che la fanciulla aspetta, perché disillusa del principe. Ed il poeta, consapevole di questa propria condizione post moderna, ama uscire dalla tana per rivivere – talvolta masochisticamente – i vezzi femminili che tanto lo ammaliano e tanto lo fanno soffrire.

In un continuo avvicendarsi di emozioni contrastanti, dunque, si rivela la forza espressiva e poetica di Roberto Colle: immagini sfocate di una donna amata ma mai completamente conosciuta lasciano il posto a percorsi introspettivi e flussi di coscienza che esprimono senza pudore né limitazione la bramosia che caratterizza i suoi versi. Il caldo abbraccio che potrebbe placare gli istinti è ancora inarrivabile, il possesso non è mai assoluto e per questo ancora più cercato e appetibile.

È una dipendenza, quella dell’Autore, che non lascia spazio ad altro: pronto al sacrificio rimane in attesa di un cenno, esorcizza la morte fisica espiando le sue colpe nell’inseguire un’ineffabile chimera, possiede e viene posseduto ma ritorna, inevitabilmente, sempre al punto di partenza.

Così la poesia riacquista un ruolo fondamentale oggi, proprio in un’epoca in cui pare aver perso gran parte della sua validità e centralità: infatti la poesia annulla, proprio nel suo essere, la presunzione di onnipotenza: con la poesia si arriva nudi davanti alla lettura vera di un insistito lirismo metaforico tramato al suo interno da precise situazioni esistenziali con un’estensione destinale e trepida della vita, un suo sapore, un suo gusto d’avventura e d’azzardo.

 

Francesca Melfi

 

 

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